Ravenna è una città costruita dalle donne. Donne determinate che hanno visto in Ravenna un luogo da cullare. Donne innamorate che hanno intrecciato le loro vite con personaggi influenti della storia e della cultura, lungo gli assi geografici d’oriente e occidente.
Allora perché non pensare a Ravenna come la città della passione e dell’amore femminile?
Scopri la vita e i personaggi che hanno fatto la storia di Ravenna attraverso un percorso fatto di guerre, amori e leggende vissute dalle donne di un’epoca.
Continua a leggere per vivere l’emozione delle loro imprese visitando i luoghi che le hanno rese indimenticabili…
Galla Placidia: nata a Costantinopoli nel 392 d.C., figlia dell’imperatore Teodosio, moglie dell’imperatore Costanzo III e del Re Ataulfo dei Visigoti. Essa ha trascorso l’infanzia tra libertà e prigionia da Milano a Ravenna, ma fu lei la vera artefice del trasferimento della capitale dell’Impero Romano d’Occidente da Milano a Ravenna nel 402 d.C.
La leggenda narra che quando Galla Placidia stava raggiungendo Ravenna per esercitare la reggenza dell’impero fu sorpresa da una tempesta: per intercessione di San Giovanni Evangelista riuscì ad approdare a Ravenna, nel punto in cui oggi sorge la Basilica di San Giovanni Evangelista. Galla Placidia g
overnò con grande astuzia ed equilibrio, fu un’ottima stratega e seppe utilizzare la diplomazia, ma anche la forza. Inoltre a Ravenna fu promotrice della costruzione di molti edifici sacri. Oggi la sua reliquia è ospitata a Roma, ma a Ravenna sorge l’edificio funebre voluto dall’imperatrice stessa: il Mausoleo di Galla Placidia.
Galla Placidia
Amalasunta: nata a Ravenna il 495 d.C e figlia di Teodorico re degli Ostrogoti. Fu donna nobile, figlia, sposa, madre di re, e regina di Ravenna. Morto Teodorico, ella assunse la reggenza che segnò i migliori anni del regno del padre. Una donna molto determinata, bella, di grande intelligenza e dal carattere virile. Fra le sue molte virtù, un solo difetto, che le fu fatale: un amore forse smodato per il potere. Amalasunta volle completare la fusione tra Romani e Goti: l’impresa era superiore alle forze di un singolo, e la sua sconfitta fu anche la sconfitta di un ambizioso progetto politico. Governò Ravenna con grande saggezza e senso di giustizia, ma la leggenda narra che la grande amicizia con Giustiniano la portò a una morte ancora oggi misteriosa. Si dice che Teodora, che non era nata in un letto regale e si era conquistata il trono conquistando un uomo, temeva Amalasunta tanto da cospirare contro di lei: intuiva in lei una rivale pericolosa e diffidava della leggerezza di suo marito Giustiniano. Infatti, sembra che la morte della regina di Ravenna sia dovuta ad una trappola mortale di Teodora, sulle rive dell’isola di Martana.
Amalasunta
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Teodora: nata nel 500, donna dalle umili origini, libera, spregiudicata, ma imperatrice coraggiosa. Essa attraversò il Mediterraneo dalla Libia alla Siria e, nel 521 d.C, al suo ritorno a Costantinopoli divenne la donna del futuro imperatore romano, Giustiniano. Dimostrò astuzia e forte carattere tanto che si dice che Giustiniano si facesse consigliare da lei per le decisioni che riguardavano il regno, in quanto lui più debole e vigliacco. Giustiniano, per lei, stilò una legge che concedeva alle ex attrici di sposare un uomo di rango superiore. Si sposarono e nel 527 vennero incoronati imperatori. Teodora costruì ospedali, orfanotrofi ed emanò leggi volte a tutelare le prostitute. Essa fu una strenua paladina della dignità e dei diritti delle donne, donna coraggiosa e indipendente. La sua immagine continua ancora oggi a ispirare l’arte, il costume e l’estetica. Teodora si occupò di interventi di riedificazione nei territori conquistati, tra cui Ravenna. Teodora e Giustiniano non sono mai stati a Ravenna, ma è lì, nella Basilica di San Vitale che hanno fermato il tempo: la loro fu una vera storia d’amore.
Teodora
Francesca da Polenta da Rimini: figlia di Guido da Polenta il Vecchio, signore di Ravenna. Francesca andò in sposa a Giovanni Ciotto Malatesta, signore di Rimini, ma si innamorò perdutamente di Paolo suo cognato. La loro storia è pura poesia: tra i due nacque un amore segreto che, quando fu scoperto, venne punito con l’uccisione dei due amanti da parte del marito Giovanni. Un amore tragico e appassionato il loro…che venne raccontato anche da Dante nel II cerchio dell’Inferno. Lei la prima donna viva e vera apparsa sull’orizzonte poetico dei nostri tempi.
Francesca da Polenta da Rimini
Teresa Gamba Guiccioli: nata a Ravenna nel 1800 da una famiglia aristocratica, fu una contessa sorprendentemente attuale ed anticonformista, dai principi liberali.
Ha sempre amato la letteratura sin dai tempi della scuola (al convento di Santo Stefano e al Collegio di Faenza). Essa ebbe tanti amanti, ma oggi viene ricordata soprattutto per la sua indimenticabile storia d’amore con il poeta e politico inglese George Byron. A dare testimonianza di questo amore le molte lettere ritrovate che i due amanti si scambiarono nel corso della loro travagliata storia d’amore.
Teresa venne biasimata dai suoi contemporanei
per le sue scelte controcorrente rispetto ai cliché che volevano le donne del suo tempo spose e madri, soggette al dominio del marito. Al contrario oggi è considerata donna iconica e dalla forte personalità, guidata da ideali romantici e da uno stile di vita libero ed insubordinato all’uomo. A lei Ravenna rende omaggio ristrutturando la sua casa, dove visse con George Byron per 3 anni.
Teresa Gamba Guiccioli
Anita Garibaldi: nata in Brasile nel 1821 il suo vero nome è Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, ma per tutti è Anita. Questa donna è ricordata nella storia per l’attrazione fatale che provò per Giuseppe Garibaldi con il quale condivise coraggio, passione e giustizia. Fu Garibaldi a darle il nome di Anita. Essa seguì la rivoluzione e insieme a lui approdò nella difesa della Repubblica Romana; preludio della sua morte. Fu moglie coraggiosa e fedele fino alla sua morte per cui i ravennati la ricordano: Anita venne trovata morta nella fattoria Guccioli (RA), a soli 28 anni, ma conobbe i sentimenti più veri e profondi. Di Anita, oggi, viene ammirato il suo coraggio e il suo sacrificio per la causa italiana e la terra in cui è morta l’ha amata e la ama ancora profondamente.
Anita Garibaldi
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